LUDWIG VAN BEETHOVEN. PASTORALE OSSIA AMBIENTALE di Angelico Bonuccelli

da Lilibeth

Ricordi della vita campestre emergono dalle note della Sesta sinfonia che il Maestro volle definire Pastorale. Il legame che Beethoven aveva con la natura e con l’ambiente bucolico è ben definito dalle stesse parole che indirizzava alla amica Teresa Malfatti: «Quanta gioia mi dà il camminare tra gli arbusti, gli alberi, i boschi, le erbe, le rocce. Per le rocce, le erbe, gli alberi passano le risonanze di cui l’uomo ha bisogno.» ed anche i sottotitoli della Sesta ci mostrano questa particolare sensibilità verso la natura e l’ambiente pastorale; il primo movimento si intitola infatti Risveglio dei sentimenti all’arrivo in campagna ed è seguìto dalla Scena al ruscello e quindi dall’Allegra riunione di contadini con i felici canti di questi al termine della tempesta.

Sentimenti che, a distanza di oltre due secoli, dopo che l’Europa non è più uno spezzatino di Stati, ma una solida (speriamo) Unione non solo economica, ma anche politica, tornano a riemergere tanto nella cultura comune, quanto nelle nuove normative che quell’Unione Europea, che fece proprio L’inno alla vita, ha varato negli ultimi decenni a tutela del paesaggio naturale, degli animali, delle pratiche agricole.

Dopo un secolo di predominio indiscusso dell’utilizzo della chimica in agricoltura con la proliferazione di fertilizzanti e di antiparassitari di sintesi, siamo in un momento di riconversione verso pratiche meno pesanti ed impattanti nei confronti dell’ecosistema rurale. Pur nella necessità che riveste l’agricoltura, chiamata a sfamare sempre meglio e sempre più persone, l’Unione europea ha emesso una serie di norme, talvolta come Regolamenti immediatamente applicabili, altre come Direttive, che indirizzano la gestione dei territori verso una condotta sostenibile.

Tra queste la può significativa è rappresentata dalla Direttiva 2009/128/Ce che istituisce un quadro per l’azione comunitaria ai fini dell’utilizzo sostenibile dei pesticidi, direttiva recepita (dopo tre anni) dallo Stato italiano con il D.Lgs. 14 agosto 2012, n. 150. Gli scopi della direttiva sono sintetizzati nell’art. 1: «Il presente decreto definisce le misure per un uso sostenibile dei pesticidi, che sono prodotti fitosanitari come definiti all’articolo 3, comma 1, lettera a, al fine di: a) ridurre i rischi e gli impatti sulla salute umana, sull’ambiente e sulla biodiversità; b) promuovere l’applicazione della difesa integrata e di approcci alternativi o metodi non chimici», finalmente si inizia a parlare di uso sostenibile per ridurre (non eliminare!) i rischi che questi prodotti possono causare, e si auspica difesa integrata e metodi alternativi non chimici. È finita l’era in cui le grandi multinazionali inondavano i nostri campi con tonnellate di prodotti di sintesi che a lungo andare si sono rivelati quanto meno nocivi se non tossici per ambiente, uomo ed animali compresi.

E proprio per la difesa degli animali (quelli destinati all’allevamento) la Ue ha emesso una serie di regolamenti che disciplinano con precisione le attenzioni che questi debbono ricevere nelle fasi dell’allevamento. Il primo atto risale al 1976 con la Convenzione di Strasburgo sulla protezione degli animali da allevamento, ma si deve alla Direttiva 98/58/Ce relativa alla protezione degli animali negli allevamenti, recepita (ancora una volta con notevole ritardo) dallo Stato italiano con d.lgs. 26 marzo 2001, n. 146, che vengono stabilite le misure minime da osservare negli allevamenti per la protezione degli animali, inclusi pesci, rettili e anfibi, allevati o custoditi per la produzione di derrate alimentari, lana, pelli, pellicce o per altri scopi agricoli. Tutta una serie di normative successive, solitamente ispirate alle condizioni già attuate dai nostri partner dei paesi del Nord, stabilisce in modo preciso (talvolta pedissequo) le varie modalità che devono seguire gli allevatori di vitelli, galline, suini, ecc. E non si limita a semplicemente vietare gratuite forme di violenza, stabilendo anche le misure minime delle gabbie, delle mangiatoie e della superficie disponibile per ogni capo.

Può suscitare apprensione o rigetto, nei non addetti ai lavori ed in persone facilmente impressionabili, il disposto del Regolamento (Ce) N. 1099/2009 del Consiglio del 24 settembre 2009 relativo alla protezione degli animali durante l’abbattimento. Norma quanto mai necessaria per far finire le barbarie che, talvolta, si consumavano all’interno dei mattatoi. Gli animali vengono allevati per la produzione di derrate alimentari o anche per la produzione di pelli e pellicce, ma ad ogni animale si deve il massimo rispetto ed a questo devono, nel modo più assoluto, essere evitate sofferenze e traumi inutili.

Già nello stesso trattato sul funzionamento dell’Unione europea (Tfue) approvato a Roma nel 1958, all’art. 11 è richiamata la tutela dell’ambiente nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile. Le esigenze connesse con la tutela dell’ambiente devono essere integrate nella definizione e nell’attuazione delle politiche e azioni dell’Unione, in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile. Con questo principio furono dettate le basi per la Pac (Politica Agricola Comunitaria) che, anche se talvolta con alterne vicende (ricordiamo le quote latte, quando l’Italia era deficitaria di produzione e dipendente da Germania e Francia), ha comunque contribuito all’evoluzione della nostra agricoltura, al mantenimento dell’occupazione nelle campagne ed alla salvaguardia ambientale .

La futura politica agricola comune (PAC) per il periodo 2023-2027 si baserà su nove obiettivi-chiave. Incentrati su aspetti sociali, ambientali ed economici.

Ed Ambientale può essere certamente considerato un sinonimo di Pastorale ….

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