LA GIOVINE EUROPA DI GIUSEPPE MAZZINI ED I PRINCIPI DELL’UNIONE EUROPEA di Giorgia Paolinelli

da Lilibeth

L’azione di Giuseppe Mazzini si svolge nell’età inaugurata dal Congresso di Vienna del 1814-15 per mezzo del quale venne “restaurato” l’assolutismo dei vecchi Regni, attraverso la restituzione degli antichi Stati ai sovrani espulsi da Napoleone e la ricerca di un equilibrio tra le potenze monarchiche ad opera di alleanze. È in questo contesto che Mazzini si pose come uno degli esponenti di punta del Risorgimento italiano, contraddistinto da moti rivoluzionari, iniziative diplomatiche e da progetti politici che portarono all’unità d’Italia nel 1861.

L’attività giornalistica e politica del Genovese mostra due temi ricorrenti, che si intrecciano costantemente tra di loro: la missione di unificazione nazionale e l’ideale di un’Europa unita.

Non a caso, Mazzini fonda, a breve tempo di distanza, dapprima la Giovine Italia (1831) e pochi anni dopo la Giovine Europa (1834) in cui – come è stato osservato – reclutò «un pugno di giovani senza mezzi [che] si riunirono in solenne alleanza per fondare una nazione e rifare l’Europa»[i].

Il pensiero europeista di Mazzini si è evoluto nel tempo[ii], mantenendo tuttavia alcuni caratteri costanti.

Una delle idee chiave che emerge negli scritti mazziniani è una visione provvidenziale secondo la quale ad ogni Nazione è stata affidata da Dio una missione prestabilita che consiste nella realizzazione dell’Umanità[iii] (identificata nell’Europa[iv]), “Patria delle Patrie”. Attribuendo all’Italia il preminente ruolo di “guida delle oppresse nazionalità[v] all’interno della futura Europa unita, Mazzini sostiene che lo sviluppo dell’identità e dell’individualità dei Popoli (cioè degli Stati) sia finalizzata proprio all’unità dell’Europa[vi] «che sta per sorgere succedendo all’Europa morente del papato, dell’impero, della monarchia»[vii].

Nel pensiero mazziniano si ritrova la sollecitazione costante all’unione tra gli Stati democratici europei che prende forma fin dalla di lui giovane età, allorquando, esprimendo le proprie idee cosmopolite, egli affermava l’esistenza di una “tendenza Europea” desumibile dal fatto che l’Europa fosse caratterizzata da «una concordia di bisogni, e di desiderj, un comune pensiero, un’anima universale, che avvia le nazioni per sentieri conformi in questa meta»[viii], appunto dall’unità europea.

La prova della costante idea europeista nel pensiero di Mazzini è fornita, soprattutto, dalle numerose associazioni che egli creò, dalla Giovine Europa al Comitato centrale democratico europeo, dal Partito d’azione all’Alleanza repubblicana universale, associazioni le quali, oltre a promuovere la creazione degli “Stati Uniti d’Europa[ix], possono rappresentare «il primo tentativo organicamente concepito di creare una efficiente organizzazione democratica a livello sovranazionale»[x].

Così, l’associazione politica della Giovine Europa[xi] viene istituita, a Berna, per mezzo della sottoscrizione dell’Atto di fratellanza della Giovine Europa da parte dei rappresentanti di tre associazioni nazionali, la Giovine Italia, la Giovine Polonia e la Giovine Germania.

Nell’Atto di fratellanza della Giovine Europa può scorgersi il pensiero europeista di Mazzini: dell’homo politicus il quale ambisce a rafforzare l’individualità delle Nazioni e ad approdare ad una Europa unita sotto i princìpi della libertà, dell’eguaglianza e dell’umanità.

ATTO DI FRATELLANZA DELLA GIOVINE EUROPA[xii]

LIBERTÀ – EGUAGLIANZA – UMANITÀ

Noi sottoscritti, uomini di Progresso, e di Libertà,

Credendo:

Nella Eguaglianza, e nella Fratellanza degli Uomini,

Nella Eguaglianza, e nella Fratellanza dei Popoli;

Credendo:

Che l’Umanità è chiamata a procedere, per un progresso continuo,

e sotto l’impero della legge morale universale,

allo sviluppo libero ed armonico delle proprie facoltà,

ed al compimento della propria missione nell’universo,

Ch’essa nol può se non col concorso attivo di tutti i suoi membri,

liberamente associati,

Che l’associazione non può veramente, e liberamente costituirsi che fra Eguali, dacché ogni ineguaglianza trascina violazione d’indipendenza,

ed ogni violazione d’indipendenza guasta la libertà del consenso;

Che la Libertà, l’Eguaglianza, l’Umanità sono sacre ugualmente

– ch’esse costituiscono tre elementi inviolabili in ogni soluzione assoluta del problema sociale –

e che qualunque volta uno di questi elementi è sagrificato agli altri due,

l’ordinamento de’ lavori umani, per raggiungere questa soluzione, pecca radicalmente;

Convinti:

Che se il fine a cui tende l’Umanità è uno essenzialmente,

se i principi generali che devono dirigere le famiglie umane nel loro viaggio a quel fine,

sono identici, mille vie non pertanto sono chiuse al Progresso;

Convinti:

Che ad ogni uomo, e ad ogni Popolo spetta una missione particolare, la quale, mentre costituisce la individualità di quell’uomo, o di quel Popolo,

concorre necessariamente al compimento della missione generale dell’Umanità;

Convinti in fine:

Che l’Associazioni degli Uomini, e dei Popoli deve riunire la tutela del libero esercizio

della missione individuale alla certezza della direzione

verso lo sviluppo della missione generale;

Forti dei nostri diritti d’uomini, e di Cittadini,

forti della nostra coscienza,

e del mandato che Dio e l’umanità confidano a coloro

che vogliono consacrare il braccio, l’intelletto, e la vita

alla santa causa del progresso dei Popoli;

Essendoci prima costituiti in Associazioni Nazionali libere,

e indipendenti nocciuoli primitivi della Giovine Italia,

della Giovine Polonia, e della Giovine Germania;

Riuniti a convegno per l’utile generale,

nel decimo quinto giorno del mese d’Aprile dell’anno 1834,

colla mano sul cuore e ponendoci mallevadori del futuro,

abbiamo fermato quanto segue:

1. La Giovine Germania, la Giovine Polonia, e la Giovine Italia, associazioni repubblicane tendenti ad un fine identico che abbraccia l’Umanità sotto l’impero d’una stessa fede di Libertà, d’Eguaglianza, e di Progresso, stringono fratellanza, ora e per sempre, per tutto ciò che riguarda il fine generale.

2. Una dichiarazione dei Principi, che costituiscono la legge morale universale applicata alle società umane,verrà stesa e sottoscritta concordemente dalle tre Congreghe Nazionali. Essa definirà la credenza, il fine, e la direzione generale delle tre Associazioni.

Nessuna di esse potrà allontanarsene ne’ suoi lavori senza violazione colpevole dell’atto di Fratellanza, e senza subirne le conseguenze.

3. Per tutto ciò che esce dalla sfera degli interessi generali, e della dichiarazione dei Principi, ciascuna delle tre associazioni è libera ed indipendente.

4. La lega d’offesa e di difesa, solidarietà dei Popoli, che si riconoscono, è statuita fra le tre associazioni. Tutte tre lavorano concordemente ad emanciparsi. Ciascuna avrà diritto al soccorso dell’altre per ogni manifestazione solenne ed importante che avrà luogo per essa.

5. La riunione delle Congreghe Nazionali, o dei delegati d’ogni congrega costituirà la Congrega della Giovine Europa.

6. Gli individui che compongono le tre associazioni sono Fratelli. Ognuno di essi adempirà coll’altro ai doveri di fratellanza.

7. La Congrega della Giovine Europa, determinerà un simbolo comune, a tutti i membri delle tre associazioni; e i tutti si riconosceranno a quel simbolo. Un motto comune posto in fronte agli scritti contrassegnerà l’opera dell’associazione.

8. Qualunque Popolo vorrà partecipare ai diritti ed ai doveri della fratellanza stabilita fra tre popoli collegati in quest’atto, aderirà formalmente all’atto medesimo, firmandolo per mezzo della propria Congrega Nazionale.

Fatto a Berna (Svizzera), il 15 aprile 1834

Per il Comitato della “Giovine Italia”:

Giuseppe Mazzini, L. A. Melegari, Giovanni Ruffini, C. Bianco, Rosales, A. Ghiglione, Ag. Ruffini

Fúr das “Junge Teutsczhland”:

Dr. P. Breidenstein, F. Breidenstein, Stromeyer, Nast, Peters

Za Mloda Pólsko-Komitàt:

Stólzman, J. Dybowski, Constant Zaleski, F. Gordaszewkí, F. Nowosielski

La Giovine Europa è quindi, secondo Mazzini, una fratellanza tra associazioni repubblicane volta a smantellare le monarchie dell’epoca e che ha come missione quella di costituire l’Umanità, l’unione tra popoli europei indipendenti e sovrani[xiii], sorretta da una legge morale universale per quanto concerne gli interessi comuni, che lascia però spazi di libertà e di indipendenza a ciascuno Stato al fine di regolare i propri interessi particolari.

Il presupposto imprescindibile affinché la Giovine Europa adempia la missione dell’unità è che ciascun popolo sia libero e uguale, come prevede la «Legge data da Dio all’Umanità»[xiv]; ogni Nazione deve compiere la missione di rendersi indipendente e solo ciò avrebbe reso possibile «la collaborazione delle nazioni, perché ognuna avrebbe avuto un proprio determinato campo d’azione in cui non vi sarebbe potuto essere pericolo di scontri e interferenze con le altre»[xv].

L’idea di Europa prospettata da Mazzini è quella di “un organismo europeo articolato nelle singole nazionalità, ma concepito unitariamente”[xvi] e, in particolare, un’unione culturale, spirituale e politica, basata sul principio della democrazia come unico mezzo per eliminare le diseguaglianze e i privilegi caratterizzanti le monarchie del XIX secolo e garantire il raggiungimento nonché il mantenimento della futura Europa.

In una fase più matura, Mazzini prospetterà anche l’idea di una unione economica dei Paesi europei sostenendo la necessità di «equilibrare le differenze che separano un mercato da un altro, aprirli tutti alla trasmissione reciproca dei prodotti, dare alla scienza dell’attività materiale un avviamento uniforme […]»[xvii].

Di fatto, Mazzini non delinea l’ordinamento istituzionale della futura alleanza tra popoli, alludendo più genericamente ad una «assise di Stati democratici capaci di tutelare i popoli nazionali sia come collettività sia come individui»[xviii] o ad un «Congresso delle Nazioni»[xix]. Nei vari scritti parlerà a volte di federazione[xx] ma senza prendere mai una definitiva posizione su un assetto politico-amministrativo.

Altiero Spinelli definirà quindi il federalismo di Mazzini come «fumoso e contorto»[xxi], a causa di «dichiarazioni di principi ed espressioni di sentimenti».

In realtà, Mazzini, laureato in legge, conosceva le varie forme di governo e ben avrebbe potuto prospettarne una, ma si ritiene che non ne avanzò alcuna poiché, se la priorità era quella di emancipare l’Europa, non riteneva la scelta di un assetto istituzionale come una questione preminente[xxii].

***

Il pensiero europeista di Mazzini può essere considerato come un’embrionale idea di quelli che saranno, poi, i princìpi ispiratori dei principali Trattati che hanno caratterizzato il percorso evolutivo dell’odierna Unione europea, da quelli istitutivi delle Comunità europee al Trattato di Lisbona, tuttora vigente.

In particolare, dai Trattati emerge l’evoluzione dell’Europa, che da una organizzazione unita economicamente si sviluppa in un’Europa legata politicamente e culturalmente, come quella dei nostri giorni. Dai Trattati appare, inoltre, l’importanza dei valori cari al Mazzini, come i princìpi di solidarietà, di democrazia e di uguaglianza tra i cittadini e tra gli Stati membri.

Bisogna comunque tenere a mente che il «Genovese era un uomo del XIX secolo e poteva abbracciare quella “illusione ottocentesca” legata alla certezza che la piena sovranità delle Nazioni avrebbe garantito la pace, senza bisogno di – e anzi proprio a prescindere da – vincoli di fratellanza perché in fondo la fratellanza delle Nazioni era garantita dalla loro libertà e democrazia, che ne avrebbero naturalmente impedito ogni altra eventuale pretesa territoriale, appannaggio invece degli imperi assoluti»[xxiii]. Solo all’indomani del secondo conflitto mondiale appare evidente agli Stati che «un’Europa organizzata e viva […] è indispensabile per il mantenimento di relazioni pacifiche»[xxiv]. Ciò che, infatti, ispira gli Stati europei ad intraprendere il percorso di unificazione concretizzatosi nei Trattati è principalmente la volontà di assicurare una pace duratura tra i popoli.

A tal fine, gli Stati firmatari dei Trattati istitutivi dell’UE – il Trattato di Parigi prima e i Trattati di Roma poi[xxv] – decidono di creare le Comunità europee e di attribuire alle stesse una competenza economica: l’unificazione deve necessariamente passare attraverso «l’instaurazione di basi comuni di sviluppo economico»[xxvi]. La creazione di una comunità economica, definita come «la prima assise di una più vasta e più profonda comunità fra popoli per lungo tempo contrapposti da sanguinose scissioni», e la solidarietà tra gli Stati consentono di «gettare le basi di istituzioni capaci di orientare il destino ormai comune»[xxvii].

L’Europa dopo il Trattato di Maastricht

Con il Trattato di Maastricht[xxviii] – il quale istituisce l’Unione Europea, modificando la denominazione delle precedenti Comunità europee – viene superata l’idea di una competenza dell’Unione esclusivamente economica e si perviene ad una unione anche politica e sociale degli Stati membri. La competenza degli organi dell’Unione, oltre a quella relativa alle Comunità Europee, viene, infatti, estesa agli àmbiti di politica estera e di sicurezza comune nonché all’àmbito di cooperazione giudiziaria (la c.d. struttura dei tre pilastri).

Ecco che comincia a prendere forma l’organismo europeo articolato nelle singole nazionalità, ma concepito unitariamente[xxix] cui ambiva Giuseppe Mazzini, il quale con la Giovine Europa promuoveva «un principio fecondo di possibilità costruttrici, quello associativo, destinato ad agire sul terreno politico, sociale ed economico»[xxx].

In particolare, con riferimento alla «solidarietà politica delle nazionalità»[xxxi] di cui parlava il Genovese, il Trattato di Maastricht introduce la cittadinanza europea conferita ai cittadini degli Stati membri dell’Unione. In tal modo, agli Europei è garantito il godimento dei medesimi diritti di libera circolazione, di soggiorno e di lavoro e dei diritti di natura politica, quale il diritto al voto all’interno dei Paesi membri.

La struttura dell’Unione europea viene definitivamente riorganizzata con il Trattato di Lisbona[xxxii], che, più volte rimaneggiato, vige tuttora: i Trattati precedenti vengono consolidati in due Trattati, il Trattato sull’Unione Europea (Tue) e il Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea (Tfue), i quali oggi rappresentano il diritto primario dell’Ue. Inoltre, il Trattato di Lisbona conferisce personalità giuridica all’Unione europea attribuendo alla stessa una soggettività autonoma rispetto agli Stati membri, con conseguente unificazione del sistema dei tre pilastri.

L’Europa, quale risultato del Trattato di Lisbona, richiama in qualche modo l’Europa dei popoli del Mazzini: un’Europa di Stati liberi, uguali e affratellati e «indipendenti quanto alla loro missione interna, associati fra loro a un intento comune»[xxxiii].

Il Trattato di Lisbona enuncia i valori sui quali si fonda che sono quelli «della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze». E sono questi valori «comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini»[xxxiv].

Il Trattato di Lisbona individua, inoltre, gli obiettivi che l’Unione si prefigge: «promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei popoli»[xxxv].

Inoltre, sottolineando l’importanza della individualità di ciascuna Nazione, sancisce il rispetto della «ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo»[xxxvi].

Sulla scia del riconoscimento dell’individualità e della sovranità di ciascuno Stato membro, il Trattato di Lisbona individua i limiti alla competenza dell’Unione Europea laddove afferma che «La delimitazione delle competenze dell’Unione si fonda sul principio di attribuzione. L’esercizio delle competenze dell’Unione si fonda sui principi di sussidiarietà e proporzionalità.»[xxxvii]. Secondo il principio di attribuzione, la competenza dell’Unione europea è limitata alle materie ad essa attribuite dagli Stati membri, e comunque l’esercizio delle prerogative comuni è sussidiario e proporzionato rispetto all’esercizio dei poteri da parte dei singoli Stati.

In conclusione, Giuseppe Mazzini può essere, a ragione, considerato uno dei precursori dell’odierna Unione Europea: le sue idee europeiste – il concetto di Europa come civiltà comune – collimano in qualche modo con quelle che hanno ispirato la nascita delle Comunità europee, prima, e lo sviluppo della Unione europea, poi.


[i] G. O. Griffith, Mazzini. Profeta di una nuova Europa, Gius. Laterza & Figli, Bari 1934, p. 88-89.

[ii] Lo storico e politologo Giuseppe Tramarollo distingue nel pensiero europeista di Mazzini tre periodi: il primo va dalla fondazione della Giovine Europa fino alle rivoluzioni del ‘48; il secondo arriva fino all’Unità d’Italia; infine, il  terzo va dall’Unità d’Italia alla morte del Genovese. Tale suddivisione è richiamata e ripresa da Lara Piccardo, Dalla Patria all’Umanità. L’Europa di Giuseppe Mazzini, il Mulino, Bologna 2020, passim.

[iii] L. Piccardo, Dalla Patria, cit., p. 55-56. Secondo quest’Autrice, «l’Umanità è rappresentata solamente dai popoli civili, da quelli che contribuiscono allo sviluppo e alla diffusione dell’Umanità e della civiltà: cioè, ai tempi di Mazzini, dai popoli europei». Ancora: «Il Genovese non ignorava l’esistenza di altre comunità, né intendeva disdegnarle in nome di un “razzismo europeo”, ma le considerava a un livello inferiore di fatto, dal quale l’Europa aveva l’obbligo di innalzarle per portarle nel pieno della civiltà universale […].».

[iv] C. Morandi, L’idea dell’unità politica d’Europa nel XIX e XX secolo, Società editrice Dante Alighieri, Roma 2018, p. 103.

[v] G. Mazzini, Missione Italiana, vita internazionale [1866], in Id., Scritti, vol. LXXXVII, (Politica, vol. XXVIII), Galeati, Imola 1940, p. 6- 7. V. anche C. Morandi, op. lc. cit., in cui si afferma che, secondo Mazzini, l’iniziativa di creare una Europa unita spettava all’Italia, «ma lo svolgimento del processo rivoluzionario d(oveva) investire tutto il mondo delle nazioni civili».

[vi] Cfr. G. Mazzini, Istruzione generale per gli affratellati nella Giovane Italia, in www.liberliber.it, p. 4, dove si afferma che «la serie progressiva dei mutamenti europei guida inevitabilmente le società europee a costituirsi in vaste masse unitarie».

[vii] L. Piccardo, Dalla Patria, cit., p. 16-17.

[viii] G. Mazzini, D’una letteratura europea, 1829, in https://www.liberliber.it/mediateca/libri/m/mazzini/d_una_letteratura_europea/pdf/d_una_le_p.pdf, p. 16, paragrafo XIV.

[ix] G. Mazzini, L’Italia del Popolo, Scritti editi ed inediti, vol. XXXVIII, (Politica, vol. XIII), Galeati, Imola 1923, Internet Archive, p. 41.

[x] L. Piccardo, Dalla Patria, cit., p. 60.

[xi] La Giovine Europa avrà vita dal 1834 al 1836.

[xii] Atto di fratellanza della Giovine Europa, AMI Books, Modigliana 2003 (edizione elettronica realizzata da A. Sfienti, in https://www.scribd.com).

[xiii] L. Piccardo, Dalla Patria, cit., p. 72.

[xiv] Cfr. Il Patto di fratellanza della Giovine Europa, in www.repubblicani.eu/2020/06/22/il-patto-di-fratellanza-della-giovine-europa/, nel titolo Principii comuni: «Per Legge data da Dio all’Umanità, tutti gli uomini sono liberi, eguali, fratelli» (punto 8); «La Libertà è il diritto che ogni uomo ha d’esercitare senza ostacoli e restrizioni le proprie facoltà […]» (punto 9) e il libero esercizio di tali facoltà individuali «non può in alcun caso violare i diritti altrui» (punto 10); «L’Eguaglianza esige che diritti e doveri siano riconosciuti uniformi per tutti […]» (punto 11) e «La Fratellanza è l’amore reciproco, la tendenza che conduce l’uomo a fare per altri ciò ch’ei vorrebbe si facesse da altri per lui» (punto 12).

[xv] L. Piccardo, Dalla Patria, cit., p. 71.

[xvi] C. Morandi, L’idea, cit., p. 103.

[xvii] G. Mazzini, Ordinamento del Partito Europeo, in Id., Scritti editi ed inediti, vol. LXII, (Politica, vol. XXI), Galeati, Imola 1932, consultato in Internet Archive.

[xviii] L. Piccardo, Dalla Patria, cit., p. 97.

[xix] Giuseppe Mazzini parla di Congresso delle Nazioni nello scritto L’Italia del Popolo, in Id., Scritti editi ed inediti, volume XXXVIII, (Politica, vol. XIII), Galeati, Imola 1923, consultato in Internet Archive, p. 41.

[xx] Giuseppe Mazzini parla di Europa come federazione delle nazioni democratiche e di federazione come scopo del Comitato centrale democratico europeo nello scritto La Santa Alleanza dei Popoli, 1849, in Internet Archive, p. 14.

[xxi] A. Spinelli, E. Rossi, Il manifesto di Ventotene, Istituto di studi federalisti Altiero Spinelli, 1941-1991, Edizione del Cinquantenario, Ventotene 2004 (ristampa), p. 7.

[xxii] L. Piccardo, Dalla Patria, cit., p. 70 e 132.

[xxiii] C. Morandi, L’idea, cit., p. 107.

[xxiv] Preambolo del Trattato di Parigi, firmato il 18 aprile 1951 ed entrato in vigore il 23 luglio 1952. Al Trattato aderirono Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi.

[xxv] Il 25 marzo 1957 vennero firmati due trattati: il Trattato che istituì la Comunità economica europea (CEE) e il Trattato che istituì la Comunità europea dell’energia atomica (CEEA o Euratom). Entrarono in vigore il 1° gennaio 1958.

[xxvi] Sul punto, v. il Preambolo del Trattato di Parigi.

[xxvii] Cfr. ivi.

[xxviii] Nel 1992 con il Trattato di Maastricht (o Trattato sull’Unione europea) viene istituita l’Unione europea. Il Trattato entrò in vigore il 1° novembre 1993.

[xxix] C. Morandi, L’idea, cit., p. 103.

[xxx] C. Morandi, op. cit., p. 104.

[xxxi] C. Morandi, ibidem.

[xxxii] Il Trattato fu firmato il 13 dicembre 2007 ed entrò in vigore il 1° dicembre 2009.

[xxxiii] C. Morandi, op. lc. ult. cit.

[xxxiv] V. art. 1 bis Tue modificato.

[xxxv] V. art. 2 comma 1Tue modificato.

[xxxvi] V. art. 2 comma 3ultimo periodo Tue modificato.

[xxxvii] V. art. 3 ter comma 1Tue modificato.

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