IL MANIFESTO DI VENTOTENE: PROGETTO DI UN’EUROPA LIBERA E UNITA di Ilaria Mariateresa Russillo  

da Lilibeth

Il Manifesto di Ventotene è considerato uno fra i testi fondanti dell’Unione europea. Venne redatto nel 1941, con il titolo di Per un’Europa libera e unita. Progetto d’un manifesto, da Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, che stavano scontando la condanna al confino nell’isola di Ventotene. Fu poi trasmesso clandestinamente da Ursula Hirschmann ed infine, pubblicato nel 1944 da Eugenio Colorni, che ne scrisse la Prefazione.

In particolare, Rossi, economista, militante di Giustizia e libertà, in carcere dal 1930, aveva cominciato a riflettere sul problema dell’unificazione europea già dal 1936, sollecitato dagli avvenimenti internazionali che sembravano minacciare una nuova guerra. Nell’anno successivo, approfondiva l’argomento con varie letture e metteva a punto una sorta di primo ipotetico programma d’azione. A partire da quel momento la federazione europea gli si presentava sempre più come il mezzo adeguato a superare i pericoli di guerra ed affermare i princìpi liberali e democratici. Quando, poi, nel 1939 venne trasferito al confino di Ventotene, Rossi conobbe Spinelli, il quale, dopo essere stato arrestato nel 1927 come attivista comunista, dal 1937 aveva lasciato il partito e stava rimeditando criticamente la propria esperienza politica.

L’incontro tra i due suscitò reciproci stimoli e sollecitazioni per progettare future iniziative, fra le quali la creazione di una federazione europea. Infatti, il Manifesto di Ventotene è il frutto di un’opera di ricerca ed approfondimento nell’àmbito della letteratura federalista, ove spiccano gli articoli che Luigi Einaudi aveva pubblicato tra il 1918 e il 1919 contro la Società delle Nazioni e a favore di una federazione europea, poi raccolti nel 1920 in un unico volume intitolato Lettere di Junius.

Oltre alle letture e alle riflessioni solitarie, però, il tema della federazione europea maturava in numerose discussioni tra Rossi e Spinelli, discussioni che si estesero ad altri confinati, tra cui Eugenio Colorni, Ursula Hirschmann, Enrico Giussani, Dino Roberto, Giorgio Braccialarghe. Presumibilmente verso la fine del 1940, quando Rossi riuscì a riappropriarsi di appunti che aveva steso qualche anno prima sull’organizzazione degli Stati Uniti d’Europa, i due decisero di preparare un documento politico da rendere pubblico.

In ogni caso, il Manifesto rispecchiava anzitutto la personalità e il sentire dei suoi autori in quel particolare periodo storico. Infatti, alla luce della crisi economica del tempo, Rossi aveva ripensato in carcere i fondamenti della teoria neoclassica e aveva ipotizzato un superamento di quelle che considerava le insufficienze dell’approccio tradizionale; in particolare, vedeva nella prospettiva europeista l’orizzonte necessario per uno sviluppo economico non inficiato dalle politiche autarchiche e protezioniste. Spinelli, per parte sua, trovò nella teoria federalista e nell’idea di Unione europea una concezione politica e un ideale che non potevano degenerare nell’oppressione ideocratica.

Influenzato, per l’appunto, dagli avvenimenti del tempo, il testo del Manifesto rappresentava un atto di accusa contro l’Idea di Nazione che era stata divinizzata, fino ad arrivare a sacrificare le più indispensabili esigenze di libertà e di giustizia. Questa degenerazione nazionalistica trovava la sua esemplificazione massima nei regimi totalitari. Da qui la denuncia del corporativismo come falso ideale, non solo incapace di risolvere i problemi della crescita economica ma anche foriero di un aumento dei privilegi e delle rendite parassitarie. Più in generale, il totalitarismo era descritto come una forma di civiltà reazionaria intrisa di dogmatismo autoritario, di militarismo aggressivo e di menzogna sociale organizzata.

Tuttavia, rispetto alla crisi della società moderna che questo regime rivelava, anche l’auspicabile ritorno alla libertà e alla democrazia, che si aspettava alla conclusione del conflitto, sarebbe risultato insufficiente se fosse rimasto all’interno dei quadri nazionali. La dimensione statal-nazionale era produttiva di guerre e non garantiva più né la crescita delle libertà democratiche né il loro ordinato svolgimento; da qui la necessità di una cooperazione internazionale tra Stati, fondamento dell’idea di Unione europea alla base del documento de quo.

Il Manifesto conteneva, infatti, una sostanziale novità: l’unificazione europea non era solo un obiettivo prioritario da perseguire in tempi ravvicinati, ma rappresentava il discrimine ultimo dell’universo politico. Secondo il documento, i partiti politici dovevano, infatti, essere giudicati progressisti o reazionari non in base ad una maggiore o minore propensione democratica, bensì a seconda che accettassero o meno «come còmpito centrale la creazione di un solido Stato internazionale». Solo all’interno di questa nuova cornice sovranazionale si sarebbe potuto mettere mano a riforme efficaci anche dal punto di vista economico e sociale. A tal proposito il Manifesto enunciava un insieme di obiettivi (lotta ai monopòli, eguaglianza dei punti di partenza, riforma agraria, minimo vitale da garantire a tutti) che dovevano realizzarsi in un quadro di consolidata libertà economica, non disgiunta, però, «da un forte senso di solidarietà sociale». Il Manifesto, inoltre, metteva in luce la nuova «linea di divisione fra partiti progressisti e partiti reazionari». Questa demarcazione non si poneva più «lungo la linea formale della maggiore o minore democrazia, del maggiore o minore socialismo da istituire» all’interno dello Stato nazionale, bensì «lungo la sostanziale nuovissima linea che separa quelli che concepiscono come fine […] la conquista del potere politico nazionale […] e quelli che vedranno come còmpito centrale la creazione di un solido stato internazionale».

Nonostante, quindi, il testo del documento fosse il frutto delle idee condivise tra Rossi e Spinelli, esso venne redatto asimmetricamente. La gran parte, infatti, fu stesa da Spinelli, mentre Rossi scrisse soltanto la prima parte del capitolo terzo.

Una prima versione era pronta a giugno 1941 ma, una volta che il testo venne fatto circolare tra i confinati, i due autori procedettero ad una revisione che teneva conto delle osservazioni e delle modifiche degli stessi confinati nonché della mutata situazione internazionale. Dopo l’attacco tedesco del 22 giugno 1941, l’URSS non era da considerare più come alleata dei nazisti e le critiche ad essa formulate andavano espunte; fu quindi, preparata una seconda versione del documento nell’agosto successivo. Il testo, poi, portato in continente da Ursula Hirschmann, la quale, in quanto moglie di Colorni e non confinata, poteva viaggiare liberamente, circolò in varie forme (dattiloscritto, ciclostilato) prima di venire stampato nel primo dei Quaderni del Movimento federalista europeo a conclusione del convegno costitutivo del movimento tenutosi nell’agosto 1943. La versione definitiva del Manifesto, però, sarà edita all’inizio dell’anno successivo a Roma da Eugenio Colorni, che vi appose anche una prefazione e operò un’ulteriore risistemazione del testo, che passò da quattro a tre capitoli; non si trattò però di una riscrittura poiché, a parte pochi tagli (relativi alla politica dell’URSS e al Concordato del 1929), l’originario quarto capitolo fu diviso in due parti, che furono inserite rispettivamente nel corpo del secondo e del terzo capitolo.

Nello specifico, Colorni organizzò il testo del documento in tre capitoli così intitolati: La crisi della civiltà moderna; Compiti del dopoguerra. L’unità europea; Compiti del dopoguerra. La riforma della società. Tale versione fu approvata dagli autori ed è quella maggiormente diffusa e conosciuta.

Il Manifesto si fonda su concetti di pace e libertà nonché sull’idea che fosse necessario creare una forza politica esterna ai partiti tradizionali, inevitabilmente legati a dinamiche nazionali e, quindi, inadatti a rispondere alle crescenti sfide dell’internazionalizzazione. Esso propugna la necessità dell’esistenza di un movimento idoneo a mobilitare tutte le forze popolari attive nei vari Paesi d’Europa, al fine di far nascere uno Stato federale dotato di una forza armata dedicata al mantenimento della pace. Sul versante economico, in esso era prevista l’abolizione, limitazione, correzione o estensione – da valutare caso per caso – della proprietà privata «per creare intorno al nuovo ordine un larghissimo strato di cittadini interessati al suo mantenimento, e per dare alla vita politica una consolidata impronta di libertà, impregnata di un forte senso di solidarietà sociale».

Dalla spinta impressa dal Manifesto di Ventotene, nacque, infatti, nel 1943, il Movimento Federalista Europeo; di qui l’idea di una riforma dell’intera società per «riprendere immediatamente in pieno il processo storico contro la disuguaglianza e i privilegi sociali».

In conclusione, ritengo di poter affermare che il Manifesto di Ventotene, oltre a rappresentare uno dei testi fondanti l’organizzazione politica dell’Unione europea, rappresenta anche un solido fondamento dei princìpi di pace, libertà e solidarietà tra Stati propugnati nell’idea di Europa e posti alla base di numerose Convenzioni europee, prime tra tutte la Convenzione europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo nonché la Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea.

Bibliografia e sitografia:

Per un’Europa libera e unita- il manifesto di Ventotene- in https://www.senato.it/application/xmanager/projects/leg18/file/repository/relazioni/libreria/novita/XVII/Per_unEuropa_libera_e_unita_Ventotene6.763_KB.pdf.

Manifesto di Ventotene, a cura di Maurizio Griffo, in https://www.dizie.eu/dizionario/manifesto-di-ventotene/.

Il Manifesto di Ventotene in https://anppia.it/il-manifesto-di-ventotene/.

A. Braga, L’elaborazione europeista di Ernesto Rossi prima del “Manifesto di Ventotene”, in L. Strik Lievers, (a cura di), Ernesto Rossi. Economista, federalista, radicale, Marsilio, Venezia 2001.

L. Levi, Il Manifesto di Ventotene fra Rossi e Spinelli, in Ernesto Rossi. Economista, federalista, radicale, ivi.

E. Paolini, Rossi, Spinelli e il Movimento federalista europeo, in Ernesto Rossi. Economista, federalista, radicale, ivi.

E. Paolini, Altiero Spinelli. Dalla lotta antifascista alla battaglia per la Federazione europea. 1920-1948: documenti e testimonianze, Il Mulino, Bologna 1996.

E. Rossi, A. Spinelli, Il Manifesto di Ventotene (ristampa anastatica), a cura di S. Pistone, CELID, Torino 2004.

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