IL GIOCO COME MEDICINA, PER TUTTI!di Alessandra Hropich

by Lilibeth

Il gioco è la medicina più grande, dice Lao Tse, e ne sono convinta anche io, da sempre: nonostante sia cresciuta da tempo, non ho mai smesso di giocare.

Ma la società non comprende il gioco: si è abituati a veder giocare i bambini; anzi, ci si vuole spesso liberare dei piccoli incitandoli a giocare o con altri bambini o con giocattoli, perché noi adulti diciamo di avere sempre cose serie da fare.

Se facciamo poi una piccola sintesi di ciò che facciamo noi adulti, in realtà, scopriamo che molte sono le cose inutili usualmente fatte: tipo il gossip, e cioè le maldicenze in cui noi uomini e donne investiamo una buona parte del nostro tempo, le liti tra coniugi, i tradimenti nelle coppie, il chattare con amori virtuali, ecc.

Mi fermo qui ma potrei elencare tante altre cose inutili che noi adulti facciamo durante la giornata dimenticandoci poi tutto ciò che invece fa bene al sistema nervoso e alla mente, il gioco, ad esempio.

Conosco da sempre tantissime coppie da vicino ed altre che scrivono nella mia rubrica La posta del cuore.

Mi accorgo che quasi tutte vivono con il broncio perenne perché non ritengono di dover nemmeno sorridere o scherzare. Per loro, fare battute spiritose con gli estranei è sintomo di leggerezza, lo stesso che poi si fa invece con il proprio coniuge.

Diciamolo: gli Italiani non rappresentano un popolo evoluto mentalmente su molte cose e, il ridere e lo scherzo fanno parte, nell’immaginario collettivo, di attività sciocche.

Esattamente così come una donna che tradisce viene considerata una poco di buono mentre l’uomo è sempre un cacciatore, altrettanto, se un adulto gioca, viene guardato come se fosse un disturbato mentale o uno caduto dal seggiolone, da piccolo.

Ecco perché in giro si vedono spesso soltanto volti tesi, anche tra i giovani, gente che sorride poco e non gioca mai.

Almeno sappiamo perché la depressione è uno dei mali del secolo: molto probabilmente, chi sa prendersi in giro e ridere delle cose che vede, e sa farlo con qualcuno che gli vive accanto, non cade facilmente in stati depressivi.

La vita dovrebbe essere vista come un gioco in cui ben poche cose sono serie.

Chi dice di non voler giocare perché è stanco dopo una giornata di lavoro, non sa che il gioco invece allevia lo stress e mantiene giovani.

Giocare riaccende i rapporti di coppia ed addirittura aiuta le persone a guarire. Anche i malati dovrebbero essere stimolati a giocare (come possono, certo).

Il cervello rilascia dopamina, l’ormone che stimola il corpo e dà sensazione di piacere: lo stesso piacere che si prova quando mangiamo un cibo che tanto ci piace o ascoltiamo musica gradita o quando si fa sesso: tutte queste azioni piacevoli, producono effetti benefici: e questo fa pure il gioco.

Tante volte, di fronte ad un personaggio pubblico con un ruolo importante e serio, un magistrato o un graduato militare, mi sono permessa di far ridere spesso il mio interlocutore: il risultato? Nella confidenzialità di una discussione allegra e divertente, vengono fuori tante verità che mai sarebbero altrimenti emerse.

Per entrare in sintonia con le persone, bisogna spogliarle del ruolo troppo serio. Bisogna alleggerire la vita altrui, non importa se per un’ora soltanto.

Tutti amano il gioco, ma moltissimi lo ritengono erroneamente un esercizio mentale per persone stupide: questo è il grande sbaglio di tutti, che è poi anche un pregiudizio.

Gli Italiani sono fin troppo pieni di pregiudizi, e uno che se la ride o gioca è visto come un cretino: è un fatto matematico.

Per poter sorridere un pochino, ci si rifugia nei teatri a caccia di comici o guardando spettacoli comici in TV, non sapendo o fingendo di non sapere che i comici prendono in giro la società, i nostri vizi e le nostre stranezze.

Il grande Carosone disse in una intervista di meditare sul fatto che la gente andasse in teatro ad ascoltare le sue canzoni che prendevano in giro anche coloro che erano seduti in teatro. Tu vuo’ fa’ l’Americano ne era un esempio.

E ridere e giocare rende tutto più leggero ma non meno importante.

Chaplin disse: “Il giorno più sprecato della vita è il giorno in cui non ridiamo!”.

Ho la forte convinzione che, vedere una persona ridere e giocare, crei un forte disturbo anche in chi vive con noi, il gioco è divertimento, è felicità; e nulla spesso irrita di più di vedere qualcuno felice.

Infatti, subito pronta è la scusa che esistono i problemi e gli eventi tragici.

E così si rinuncia a giocare.

In fondo, noi tutti siamo bambini cresciuti solo di statura.

La società è in gran parte comica su molte cose che fa, dunque, si può ridere su quasi tutto ma dobbiamo essere pronti a giocare, per essere felici.

E poi, non dimentichiamo quanto si può capire sul conto di altre persone proprio giocando.

“Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione!”, diceva Platone.

Dunque, la parola d’ordine è: Giochiamo!

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