IERI E OGGI, IL MIO GIOCO PREFERITO

by Lilibeth

Mi rivedo piccolina, con la mano sicura in quella di mio padre, mentre saltello, qui, a Roma, nei pressi della Fonte Giuturna.

 – Dell’acqua bisogna aver un gran rispetto. Tu pensa che per i Romani le fonti erano divine – mi dice.

Ed io, fantasticando, saluto i due Protettori della Città, i Dioscuri fratelli di Elena.

Io, bambina, assieme a mio padre, la domenica passeggio per i Fori, per le Piazze antiche, luogo di gioco, di divertimento, mentre quell’uomo già canuto mi racconta storie fantastiche di Semidei a cavallo, venuti a spronare un gruppo di sparuti pastori.

Saltellando con il vestito bello, del dì di festa, arrivo nel punto che più di tutti preferisco, le scale della Basilica, dove ogni volta mi sorprendo che a qualcuno, tanto tanto tempo fa, sia venuto in mente di disegnare una tabula lusoria: qui, proprio qui, senza che nessuno lo riprendesse.

E, così, gioco con la Storia.

Il gioco, il mio giocare a studiare e a immaginare il passato, per me è stato fondamentale e, per quanto possa sembrare strano, lo è ancora.

Alimenta quel piacere della scoperta, quella sorpresa senza la quale soffocherei; tiene in vita quella bambinetta che con il vestitino della domenica se ne andava girellando con suo padre, provando, assieme a lui, la gioia dell’essere lì in quel momento ed in tutti i momenti futuri, ad incontrare il passato, a comprenderlo, a ricostruirlo.

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