PROCESSO ALL’ITALIANA (OSSIA, APPUNTI DI SCENEGGIATURA PER UNA TRAGICOMMEDIA GIUDIZIARIA NELL’ERA CARTABIA) di Pietro Aloisio

by Lilibeth

Parte prima scena I, 1° giugno 2017 h 21.00.

Simplicio S., professore di lettere in pensione, fa un giro su internet e si imbatte in un sito dove offresi un robot da cucina a un prezzo stracciato. Nella pagina principale il venditore afferma di essere il dott. cav. grand’uff. Nicholas B., titolare di una ditta del Nord, che garantisce pronta consegna, previa ricarica della sua PostePay per la modica cifra di euro 200 e aggiunge: “Io ci metto la faccia”. Ed infatti accanto all’annuncio vi sono fotografie che lo riproducono abbronzato, in doppio petto, capelli all’indietro, sorriso a cinquanta denti, vicino alla moglie biondissima e ai pargoli altrettanto biondi con giacchetta regimental della St. John School-all-in-English. Seguono contatti telefonici. Una voce femminile suadente, molto settentrionale, dall’altra parte del filo conferma che la ditta è seria e il prezzo è basso perché i rapporti con la casa madre (con sede in Cina o in Vietnam – non ricorda) lo consentono. Alla richiesta di parlare con il capo la risposta è perentoria: è impossibile, il CEO è impegnato nel CDA, poi avrà un brunch di lavoro, seguirà il topmeeting con altri capitani d’industria, poi il brain storming con lo staff poi una apericena al Golf club, ecc. Simplicio S. si fida, effettua l’ordine, ricarica la PostePay. Riceve un SMS: “L’ordine sarà evaso quanto prima”.

parte prima scena II, 10 giugno 2017 h 12.00.

Il robot non è arrivato. Simplicio S. richiama la ditta. La stessa voce suadente del primo contatto conferma che la spedizione è in arrivo. Simplicio riattacca, fiducioso.

parte prima scena III, 20 giugno 2017 h 12.00.

Il robot continua a non arrivare. Simplicio S. richiama la ditta. La stessa voce suadente risponde che la spedizione è stata inviata, sarà il solito disguido delle solite Poste Italiane. Simplicio riattacca, un minuscolo brivido scorre lungo la schiena.

parte prima scena IV, 30 giugno 2017 h 9.00.

Nessuna traccia del robot. Simplicio S. telefona di nuovo alla ditta. La stessa voce suadente risponde: “Mi informo”, poi cade la linea. Simplicio telefona di nuovo. Sempre occupato. Quel brivido si trasforma in un sospetto.

parte prima scena V, 5 luglio 2017 h 9.00.

La cucina di Simplicio aspetta ancora il robot. Una nuova telefonata. La voce suadente asserisce che il pacco è stato spedito, invita a inviare un reclamo alle Poste. Simplicio chiede la restituzione del denaro. La voce (meno suadente) risponde: “I nostri dati li conosce tutti, il cav. grand’uff. sta qui. Se vuole, ci faccia causa” e riattacca.

parte prima scena VI, 6 luglio 2017 h. 10.00.

Simplicio S. si reca dai Carabinieri di zona. Dice che vuole fare querela. Il carabiniere lo avverte: “Ci pensi bene, vale la pena?”. Risposta: “Faccio querela, voglio giustizia”. La querela è scritta. Il carabiniere fa alcune verifiche al computer sul conto di Nicholas B., il nome è noto; collaziona gli atti in funzione del deposito in Procura.

parte prima scena VII, 8 luglio 2017 h. 9.00.

Un carabiniere deposita la querela di Simplicio S. nella Procura della Repubblica X. Con sé porta un involto voluminoso: si tratta delle denunce e delle querele della settimana per furti in appartamenti, di macchine e motorini, furti con destrezza, scippi e rapine, atti persecutori, maltrattamenti in famiglia, frodi informatiche, diffamazioni su Facebook, truffe varie (specie ai danni di anziani), occupazioni abusive, spaccio di droga, oltraggio e resistenza pubblico ufficiale, ecc. ecc. ecc.

parte prima scena VIII, 9 luglio 2017 h. 9.00.

La querela di Simplicio S. si trova all’ufficio primo esame atti della Procura della Repubblica X. Un addetto vi scrive sopra: “640 assegnazione automatica”. L’atto, assieme a innumerevoli altri, va all’Ufficio scansioni. Ma non c’è personale. Resta fermo finché un commesso lo porti al piano di sopra, dove si scannerizzano gli atti.

parte prima scena IX, 1° settembre 2017 h. 12.00.

Un commesso porta la querela al piano di sopra, all’Ufficio scansioni. L’addetto la prende e la inserisce nello scanner. Dopo pochi minuti, la scansione è fatta. Il fascicolo deve ritornare giù per l’assegnazione. Ivi resta fermo finché un commesso lo porti al piano di sotto, dove il computer decide il Pm assegnatario.

parte prima scena X, 5 settembre 2017 h. 9.00.

Il fascicolo è stato portato al piano di sotto. Il computer decide che esso è assegnato al sostituto procuratore T. (per i colleghi amici, T. come Tataranni; per i colleghi ostili T. come Tirapiano). Un commesso lo preleva insieme ad altri trenta (circa) e lo porta nella segreteria del p.m. T., dove viene accolto con i soliti sbuffi del segretario del p.m., che molto lentamente lo registra in entrata.

parte seconda scena I, 2 gennaio 2018 h. 9.00.

Il fascicolo giace negli scaffali dell’ufficio del sostituto T. assieme ad altre decine o centinaia, in attesa di definizione. Su una sedia attendono i fascicoli urgenti che saranno trattati in giornata. Più in là i fascicoli per cui è stata chiesta data di udienza. Ancora oltre i fascicoli definiti, in attesa che i commessi li prendano in carico e li portino dove devono andare. Attorno si ode lo squillo di telefoni, a cui nessuno risponde. C’è anche un fischio del fax, uno degli ultimi prima della dismissione.

parte seconda scena II, 1° giugno 2018 h. 10.00.

È passato un anno dal misfatto. Simplicio S. si reca dai Carabinieri, per avere notizie. Il maresciallo gli dice: “Gli atti sono in Procura. Vada là, mi tenga informato”.

parte seconda scena III, 10 giugno 2018 h. 9.00.

Simplicio S. si aggira per i corridoi del Palazzo di giustizia alla ricerca dell’Ufficio informazioni. Dopo una discreta fila gli dicono di andare all’Ufficio 335. Vi si reca, compila la richiesta di informazioni sullo stato del procedimento. “Le faremo sapere”, gli dicono.

parte seconda scena IV. 20 giugno 2018 h. 9.00.

Simplicio S. non ha avuto notizie, si reca di nuovo all’Ufficio 335. Dopo un’altra discreta fila gli comunicano che la risposta gli è stata inoltrata per posta ordinaria, nei tempi previsti dalla legge.

parte seconda scena V. 30 giugno 2018 h. 9.00.

Simplicio S. continua a non avere notizie. Si reca di nuovo all’Ufficio 335, chiede di conoscere almeno chi è il p.m. assegnatario. Gli dicono: “Non possiamo dare informazioni verbali. Attenda”.

parte seconda scena VI. 10 luglio 2018 h. 17.00.

Simplicio S. si reca dall’avvocato A. (Azzeccagarbugli, per gli colleghi più spiritosi), gli chiede quanto costerebbe seguire la sua pratica in Procura. Risposta: “500 euro, per il momento”. La replica: “Arrivederci”.

parte seconda scena VII. 20 luglio 2018 h. 8.00.

Simplicio S., ricevuta a mezzo posta l’informazione che attendeva, si reca in Procura, per interloquire con il sostituto T. Dopo molti giri, trova l’ufficio. Appena aperta la porta, il segretario del P.m. ringhia: “Non si dànno informazioni. Il P.m. riceve soltanto gli avvocati previo appuntamento richiesto a mezzo fax o con posta elettronica”.

parte seconda scena VIII. 30 luglio 2018 h. 8.30.

Simplicio S. ritorna a Palazzo di Giustizia. Molto cortesemente consegna al segretario del P.m. un foglio, in cui sollecita la definizione delle indagini. Il segretario lo informa che il Sostituto procuratore è in ferie e anch’egli andrà in ferie tra due giorni. Nelle vicinanze c’è un capannello di impiegati sorridenti e rilassati, davanti alla macchinetta del caffè.

parte seconda scena IX. 1° settembre 2018 h. 8.30.

Simplicio S. ritorna a Palazzo di Giustizia. Ancora più cortesemente chiede al segretario se la sua richiesta del 30 luglio è stata sottoposta all’attenzione del P.m. La risposta: “Avrà notizie per posta appena possibile. Stia sereno”. Attorno, ognidove, giacciono pile di fascicoli. Gli armadi straboccano.

parte seconda scena X. 15 settembre 2018 h. 12.00.

Simplicio legge e rilegge la risposta vergata a mano, quasi illeggibile, pervenuta per posta: “Letta l’istanza di sollecita definizione, si comunica che le indagini sono in corso. Firmato: P.M. T.”.

parte seconda scena XI. 1° ottobre 2018 h. 9.00.

Simplicio S. ritorna dai Carabinieri. Consegna un foglio da inoltrare al P.m., in cui chiede di essere ascoltato sui fatti: pensa che in questo modo si smuoverà qualcosa: questo gli ha suggerito un vicino di casa, il quale ha un cugino che convive con una impiegata nel settore. Il Maresciallo gli dice: “Provvederemo all’inoltro quanto prima. Se arriverà la delega da parte del P.m., La convocheremo prontamente”. Simplicio S. chiede: “Che vuol dire?”. Risposta: “Ci vuole pazienza”.

parte seconda scena XII. 2 novembre 2018 h. 12.00.

Simplicio S. è convocato dai Carabinieri. Un brigadiere verbalizza: “Ha da aggiungere qualcosa a quanto esposto in querela?”. Risposta: “No, soltanto che non ho avuto alcun rimborso”. Domanda: “Vuole rimettere la querela?”. Risposta: “Assolutamente no! Voglio giustizia!”. Domanda: “Vuole essere avvisato in caso di archiviazione?”. Risposta: “Perché la pratica dovrebbe essere archiviata?”. Domanda: “Vuole essere avvisato in caso di archiviazione?”. Risposta: “No, perché è impossibile che sia archiviata”.

parte seconda scena XIII . 1° dicembre 2018 h. 9.00.

Simplicio S. ritorna nel Palazzo di Giustizia. Riesce a parlare con il segretario del P.m., chiede notizie. Il segretario spazientito gli sibila: “Faccia istanza scritta.”. Simplicio provvede subito su un foglio compilato al momento. Il segretario: “Le faremo sapere, stia sereno”.

parte seconda scena XIV, 31 dicembre 2018 h. 9.00.

Simplicio S. ritorna nel Palazzo di Giustizia. Non c’è quasi nessuno in giro. Soltanto gli spazi antistanti le macchinette del caffè sono frequentati. Nell’ufficio del sostituto T. c’è un impiegato che gli dice che sono tutti in ferie: torni il 3 gennaio, meglio dopo l’Epifania.

parte seconda scena XV, 7 gennaio 2019 h. 9.00.

Simplicio S. ritorna a Palazzo di Giustizia. Questa volta c’è un movimento vorticoso di persone e carrelli. Gli ascensori sono imprendibili. Nell’ufficio del sostituto T. si rivolge al segretario la cui scrivania è sgombra ma circondata tutto attorno di fascicoli rossi, rosa e azzurri. Non riceve risposta, perché il telefono bolle. Decide di ritentare in un’altra occasione.

parte seconda scena XVI, 1° febbraio 2019 h. 9.00.

Simplicio S. ritorna a Palazzo di Giustizia. I corridoi hanno ripreso l’aspetto di sempre. Nell’ufficio del Sostituto T. rivolge la parola al segretario che lo guarda con il sorriso della Gioconda, ossia di colei che sa. Neppure apre bocca e il segretario proclama: “L’avviso 415 bis è in fase di notifica”. Simplicio: “Che vuole dire?”. Il segretario: “Le indagini sono chiuse. L’indagato e il difensore devono essere avvisati. Comunque non posso dare informazioni”. Simplicio: “Io non devo essere avvisato?”. Risposta: “La legge non lo prevede”.

parte seconda scena XVII, 1° aprile 2019 h. 9.00.

Simplicio S. ritorna nel Palazzo di Giustizia. Con il segretario è nata un’intesa. Neppure apre la porta, gli arriva una voce: “L’avviso 415 bis c.p.p. ancora non è stato notificato. Stia sereno!”.

parte seconda scena XVIII, 1° giugno 2019 h. 9.00.

Simplicio S. ritorna a Palazzo. Il segretario lo aspettava: sono passati due mesi: quasi quasi si era preoccupato. Fa appena capolino e il segretario con tono trionfante annuncia: “L’avviso 415 bis è stato notificato. Quando potrò, chiederò la data di udienza”. Simplicio: “Che vuol dire?”. Risposta: “Che si farà il processo”. Simplicio: “Quando?”. Risposta: “Lo sa Dio. Ho dovuto inserire il procedimento nella lista Non prioritari”. Simplicio: “Che vuol dire?”. Risposta: “Un giorno due alti magistrati si sono incontrati e hanno individuato i processi da trattare sùbito (P) e i processi da trattare quando si potrà (NP), e le truffe sono NP”. Simplicio: “E sulla base di quale criterio?”. Risposta: “Sconosco, magari hanno fatto un sorteggio. Stia sereno”.

parte seconda scena XIX, 1° dicembre 2019 h. 9.00.

Simplicio S. ritorna a Palazzo di Giustizia. Il segretario lo affronta sùbito: “Nessuna novità. Vede quei mucchi? Sono processi NP che attendono da anni. Bisogna avere pazienza”.

parte seconda scena XX, 9 marzo 2020 h. 9.00.

Il Capo del governo ha chiuso l’Italia a causa dell’emergenza Covid. Le udienze sono sospese fino a maggio, salvo proroghe. La Procura è un deserto. Il Tribunale è un deserto. Anche gli spazi antistanti le macchinette del caffè sono deserti. La banca è chiusa, si accede solo su prenotazione.  Gli ascensori sono interdetti. Davanti all’ufficio postale c’è una fila come alla Caritas, ma tutti sono a distanza, attendono su segni rossi disegnati sul pavimento. Sulle porte degli uffici sono stati attaccati alla meglio cartelli con scritte intimidatorie. Il clima è da The day after. Simplicio S. rispetta gli ordini governativi: non si muove da casa.

parte seconda. scena XXI, 1° giugno 2020 h. 9.00.

Simplicio S. con mascherina d’ordinanza ritorna a Palazzo. Il lockdown è finito ma il deserto continua. Ogni tanto si vede qualcuno con tre mascherine di stoffa che vaga. Neanche si azzarda a salire. D’altra parte, gli ascensori restano interdetti.

parte seconda scena XXII, 1° dicembre 2020 h. 9.00.

Simplicio S. ritorna a Palazzo. Qualcuno si attarda davanti alle macchinette del caffè, ma con il distanziamento sociale. Gli ascensori sono ancóra interdetti, tranne uno. Il segretario (con mascherina d’ordinanza) lo apostrofa subito da lungi, dietro uno schermo di plastica: “Io ho avuto il covid, il p.m. ha il covid, da domani vado in smart working, è tutto fermo, nessuna novità.”. A Simplicio vengono in mente le parole dello scompigliato Primo ministro inglese a proposito del Covid “inventato dagli italiani”.

parte terza scena I, 1° marzo 2021 h. 9.00.

Simplicio riceve la notifica del decreto di citazione a giudizio per il 1° ottobre 2021. “È fatta!”, pensa, “Avrò giustizia!”. Vorrebbe festeggiare con il vicino di casa, ma poi ci ripensa: “Invita Minerva …”.

parte terza scena II, 1° ottobre 2021 h. 9.00 aula Z.

È il giorno del giudizio. Alle h. 15 00 il giudice prende atto dell’ora tarda e dispone il rinvio dei processi non trattati al 1° febbraio 2022 h 12.00 aula Z.

parte terza scena III, 1° febbraio 2022 h. 13.30 aula Z.

Il giudice chiama il processo, il difensore dell’imputato eccepisce un vizio di notifica dell’avviso 415 bis, non risulta la doppia notifica a lui in quanto difensore e in quanto domiciliatario dell’imputato (ne è stata fatta una sola a mezzo fax). Il p.m. di udienza (un magistrato onorario) oppone senza convinzione che gli sembra un bizantinismo. Il giudice dichiara la nullità della notifica, trasmette gli atti al p.m. per quanto di competenza, neppure fissa l’udienza di eventuale rinvio. Simplicio S. capisce soltanto che si ritorna alla casella del via.

parte terza scena IV, 1° giugno 2022 h. 9.00.

Simplicio ritorna nel Palazzo di Giustizia. Il segretario bofonchia che la notifica è stata fatta e ha chiesto nuova data di udienza, occorre attendere. La chiusa: “Stia sereno”.

parte terza scena V, 2 novembre 2022 h. 12.00.

Simplicio riceve la notifica del nuovo decreto di citazione, per il 10 gennaio 2023 h. 9.00. Si riparte, finalmente! Nessuna idea di festeggiamenti con il vicino di casa.

parte terza scena VI, 10 gennaio 2023 h. 10.00 aula Z.

Il giudice chiama il processo. Le notifiche sono regolari. Le parti sono costituite. Simplicio S. è presente. Il giudice lo avvisa che in mancanza di costituzione di parte civile perderà il diritto di chiedere i danni. Simplicio afferma a petto gonfio che non sta là per il Maladetto Fiore. Il giudice trasale, vagamente ricorda qualcosa: “Sono passati trent’anni …, quanti anni sono passati!? …” (Simplicio si riferiva al vile danaro, al fiorino corruttore, di cui parlava Dante nel suo Paradiso); poi rinvia per l’istruttoria al 30 maggio 2023 h. 12 00 aula Z. Simplicio alza la mano, chiede di poter essere sentito sùbito come testimone. Il giudice risponde che non è possibile: la prima udienza per prassi ventennale è dedicata alle questioni preliminari. Simplicio con una vocina sottile osa: “Che vuol dire?”. Il giudice: “Quello che ho scritto ho scritto!”.

parte terza scena VII, 30 maggio 2023 h. 12.00 aula Z.

Il giudice titolare è malato. Un magistrato onorario rinvia tutti i processi al 10 settembre 2023, h. 9,00 aula Z “per gli stessi incombenti”. Simplicio S. chiede al cancelliere: “Che significa?”. Risposta: “Le stesse cose previste per oggi. Si ripresenti, non avrà altri avvisi”. Simplicio S. chiede: “La prossima volta sarò ascoltato?”. Il cancelliere non risponde perché intanto sta già registrando il rinvio della causa successiva.

parte terza scena VIII, 10 settembre 2023 h. 9.00 aula Z.

Il difensore dell’imputato ha comunicato che nella stessa mattinata deve assistere un cliente detenuto a San Vittore. Simplicio S. vorrebbe chiedere lumi ma non si permette. Il giudice rinvia per legittimo impedimento al 30 ottobre 2023, h. 9.00 aula Z per gli stessi incombenti.

parte terza scena IX, 30 ottobre 2023 h. 12.00 aula Z.

Il giudice dà inizio all’istruttoria. Simplicio rende la sua testimonianza. L’imputato, presente, resta impassibile, soltanto un luccichio promana dalla punta estrema dell’occhio sinistro e si rifrange sui cinquanta denti bianchissimi senza imperfezioni. Il giudice chiede a Simplicio S. se intende rimettere la querela. Risposta. “No, voglio soltanto giustizia!”. Il giudice gli chiede se vale la pena per 200 euro. Simplicio risponde: “La Signoria Vostra si ricorda cosa diceva Kant a proposito del delitto?”. Il Giudice trasale di nuovo (Simplicio si riferiva all’affermazione di Kant per la quale alla violazione della legge criminale deve, categoricamente,conseguire la pena), ma sùbito dopo tuona: “Qui le domande le faccio io!”. Immediatamente rinvia per esame dell’imputato e fine istruttoria al 10 gennaio 2024 h, 9,00 aula Z “senza possibilità di ulteriori rinvii”.

parte terza scena X, 10 gennaio 2024 h. 14.00, aula Z.

Il processo non si può trattare, il ruolo è stracarico, gli atti persecutori commessi da un novello Casanova troppo insistente nei confronti di una Mirandolina del XXI secolo meritano la precedenza. Il giudice dispone il rinvio al 10 maggio 2024 h. 9 00 per gli stessi incombenti. Simplicio S. non si trattiene, anche se Mirandolina …

parte terza scena XI, 10 maggio 2024 h. 13 30 aula Z.

L’imputato rende l’esame, si giustifica dicendo che c’è stato sicuramente un equivoco, che lui è un imprenditore benemerito perché fa girare l’economia, che paga le tasse “con cui si finanziano anche gli stipendi dei finanzieri e le pensioni dei professori”, che è perseguitato dalla Guardia di finanza, che gli ha sequestrato tutti i libri contabili, quindi non può dimostrare che il pacco lui lo ha spedito – perché lo ha spedito, eh! –, “mica rischiava un processo per 200 euro, lui che fattura migliaia di euro al giorno”, che comunque è disposto a risarcire anche sùbito, banconote alla mano, che non ha tempo da perdere, che il tempo è denaro, che è disposto a qualunque cosa pur di chiudere sùbito, “se serve mi invento anche qualche storiella da raccontare ai vecchietti come ha fatto un collega famoso”, per questo ha dato procura speciale al suo avvocato. Il pubblico ministero (un magistrato onorario) non ha domande (eppure, bastava chiedergli come mai i Carabinieri hanno scritto fin da sùbito che nei suoi confronti risultano decine di querele in tutta Italia per fatti analoghi). Il giudice rinvia per la discussione al 17 ottobre 2024 h 14 00 aula Z.

parte terza scena XII, 1° ottobre 2024 h. 13.00 aula Z.

Finalmente, è il giorno del giudizio. Il P.m. (un magistrato onorario), “raccolte le prove, essendo provata l’accusa”, chiede la condanna dell’imputato a mesi sei di reclusione oltre alla multa “che si riterrà congrua”. Il difensore invoca l’assoluzione perché il fatto non sussiste: c’è un dubbio ragionevole, la Finanza ha sequestrato i libri contabili, l’imputato è stato impedito nel dimostrare …; in subordine, l’assoluzione per fatto lieve (si tratta di duecento euro!); in ulteriore subordine, ma “soltanto per tuziorismo difensivo perché un esito del genere è impensabile”, una pena minima previa concessione delle attenuanti generiche, perché l’imputato è incensurato e il danno patrimoniale è minimo. Dopo due minuti (due!), tutti in piedi, come in chiesa, il giudice pronuncia la sentenza: “In nome del popolo italiano, il Tribunale dichiara Nicholas B. colpevole del delitto a lui contestato, e, riconosciute le circostanze attenuanti generiche, lo condanna alla pena di quattro mesi di lavoro di pubblica utilità sostitutivo, consistente nell’intrattenere gli ospiti della R.S.A. San Gabriele, secondo le modalità e nei tempi che saranno stabiliti dai servizi sociali, oltre a euro 40 di multa; novanta giorni per la motivazione”. Dagli occhi e dai denti dell’imputato promana il luccichio di sempre, soltanto un po’ meno brillante del solito. Simplicio S. prende coraggio, alza la mano, vorrebbe chiedere qualcosa (ossia, “Se questa è giustizia …?”). Il giudice: “Qui le domande le faccio io! Per ogni questione si rivolga al suo avvocato! Avanti il prossimo imputato!”.

Prima dei titoli di coda, mentre un mandolino strimpella il motivetto “Chi ha avuto ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato ha dato …”, passa questa scritta a caratteri cubitali:

VINTA GIACE LA BONTÀ,

E LA VERGINE ASTREA, ULTIMA DEGLI DÈI, LASCIA LA TERRA MADIDA DI SANGUE

(Publio Ovidio Nasone, Le metamorfosi, I, vv. 149-150)

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