NAPOLEONE BOTANICO di Angelico Bonuccelli

da Lilibeth

Per frenare il riscaldamento globale bisogna piantare alberi!

Napoleone già duecento anni fa aveva iniziato!

Si narra che l’Imperatore, per far transitare le sue truppe più comodamente lungo le polverose ed assolate strade di Francia, abbia imposto di piantare lunghi filari di platani. Forse questa leggenda non è vera, ma, sicuramente, a cavallo dell’Ottocento in Francia, ed anche in Italia, furono piantati milioni di platani lungo le vie, per facilitare, con la loro ombra, il transito di merci su carri trainati da cavalli o buoi. Furono impiegati alberi di platano anche per ornamento dei viali cittadini, consuetudine fino ad allora pressoché sconosciuta. La cultura del verde ornamentale, in Italia circoscritta fino a quel momento alle ville dei nobili, si aprì verso le città, che furono abbellite ed ornate da nuove alberate. Milano, Torino, ma anche Lucca e Monza, debbono al Còrso la creazione filari di platani oggi, in parte, ancora presenti.

La vocazione green di Napoleone non si ferma certamente alla diffusione del maestoso albero del platano. È a lui che dobbiamo anche l’introduzione, in Europa, della mimosa, fiore che oggi è assunto a rappresentare la Festa della Donna, che si celebra in tutto il mondo il giorno 8 marzo. Ancor prima di incoronarsi Imperatore il Bonaparte, nel 1800, inviò una spedizione di studiosi nella lontana Nuova Olanda, l’attuale Australia, per studiarne minerali, animali e piante. La spedizione, che subì varie sventure, rientrò in Europa dopo ben tre anni, con una grande scorta di campioni, tra i quali piante di mimosa (acacia dealbata), assoluta novità per il nostro continente. In un primo tempo la coltivazione di queste nuove piante, amanti di climi temperati, avvenne nel nord della Francia esclusivamente in serre, per poi espandersi verso le zone costiere con clima mite, da Cannes alla Liguria e quindi sempre più a sud, inselvatichendosi fino a formare boschi, che nel mese di marzo “tingono” di giallo molte aree prossime ai mari Ligure e Tirreno.

Ambroise Marie Francois Joseph Palisot,
Naturalista, allestì la sua personale corona per Napoleone: una corona di petali di una pianta che aveva raccolto in Africa

Gli anni del potere napoleonico non furono caratterizzati soltanto dalla diffusione ed introduzione di nuove specie vegetali; ogni volta che zuccheriamo il caffè, dobbiamo infatti rivolgere un sommesso ringraziamento all’Imperatore. Fino all’Ottocento la fonte unica dello zucchero derivava dalla canna (da zucchero ovviamente), specie originaria dell’oriente che fu introdotta nel bacino del Mediterraneo da un altro grande condottiero, Alessandro Magno (o meglio dai suoi generali). La canna era coltivata dall’Egitto fino al sud della Spagna, ma la scarsa produzione e l’alto costo, limitava l’uso dello zucchero per i comuni, e poveri, cittadini. Fu Cristoforo Colombo che, in uno dei suoi viaggi verso le “Indie”, portò rizomi di canna da zucchero a San Domingo, donde la pianta si diffuse in tutti i Caraibi. Le grandi superfici ed i bassi costi di manodopera permisero alle popolazioni europee, in particolari quelle più facoltose, di poter finalmente conoscere ed utilizzare questi cristalli dolci. La politica internazionale ci mise lo zampino e gli Inglesi, con il blocco navale verso la Francia, fecero sparire dal mercato europeo tutte le merci di importazione. I Francesi restarono quindi senza zucchero e protestarono contro Napoleone. Sensibile a queste critiche il Generale si attivò immediatamente per risolverle. Già dal 1600 un botanico francese aveva scoperto che un tipo di barbabietola importata dall’Italia ed utilizzata per l’allevamento del bestiame, se cotta ed essiccata, dava un succo simile a quello della canna. Nella seconda metà del 1700 due ricercatori tedeschi scoprirono che i cristalli di zucchero della barbabietola erano identici a quelli della canna e successivamente iniziarono una piccola produzione. Napoleone, avuta notizia di questa scoperta, comprese subito la possibilità di poter produrre zucchero “alla faccia del blocco inglese”. Dispose immediatamente, con decreto imperiale, la coltivazione di barbabietola su vaste superfici e finanziò la costruzione di fabbriche statali per l’estrazione. L’attività di coltivazione della barbabietola e la successiva estrazione dello zucchero divennero inarrestabili in tutta Europa, Italia compresa, segnando la fine, o quantomeno il disuso dello zucchero di canna. Esprimiamo una dovuta gratitudine verso Napoleone ogni volta che mangiamo qualche cosa di dolce!

Angelico Bonuccelli
Agronomo

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