L’Umbilicus Orbis ed il Piccolo Titano

da Lilibeth

C’è un tratto di lungotevere che in passato ha contribuito alla creatività poetica dei romani: lungotevere Castello. Era una strettoia sulla quale si ammassavano le vetture permettendo agli automobilisti, negli orari di punta (quando le attività iniziavano alle 8,30), di recitare con ardore lunghe odi dedicate ad interi alberi genealogici di vari personaggi.

Ricordo bene il caos e le invettive. Poi quel tratto è stato modificato ed è divenuto una delle passeggiate più eleganti dell’Urbe, con quella fila doppia di platani che incornicia il passaggio pedonale. Un richiamo alla bella Lutetia Parisiorum ed al curato lungosenna.

È curioso come degli alberi permettano un salto geografico notevole tra due città tanto diverse seppur legate dalla fondazione.

Sto parlando del platano: albero onnipresente a Parigi e in molte città che hanno vissuto l’influsso del piccolo immenso Corso, la cui ombra ha ricoperto l’Europa.

Si narra che il Bonaparte, grande conoscitore delle strategie belliche e del necessario supporto logistico per le stesse, facesse piantare i platani perché le larghe foglie permettessero il passaggio degli eserciti al fresco durante le estati e alla luce durante gli inverni. Naturalmente, si narra (inteso alla greca), ma chissà se poi sia vero! Intanto la bella Bologna, che aderì alla Repubblica Cispadana prima, Cisalpina poi, mostra fiera una bella corona di platani a memoria di un periodo in cui tutto avrebbe potuto essere. Il Piccolo Gigante ha segnato indelebilmente la storia, tanto da far nascere, oltre a quella sopra narrata, numerose leggende come quella dei rametti di oleandro usati da un gruppetto di soldati napoleonici per fare gli spiedini, che, sviluppando la tossicità tipica di una delle piante più tenaci della terra, avrebbero avvelenato i poveretti.

Così Roma, l’Eterna, la Caput Mundi, enorme Museo della memoria, dedica un tratto del divino Fiume (non a caso, infatti, sull’altra sponda sorge la sede del museo dedicato al Bonaparte) a chi pensò di incoronarsi Imperator, che comprese presto il senso di “Respice post te. Hominem te memento”.

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